L’Isola delle anime recensione del libro di Piergiorgio Pulixi

L’isola delle anime recensione: Non temere i morti, temi i vivi. È questo il monito che apre uno dei noir più intensi e disturbanti di Piergiorgio Pulixi, pubblicato il 12 gennaio 2021 (ISBN 13: 978-8817148061). Un romanzo che affonda le mani nel fango dei cold case, nelle ossessioni irrisolte e in una Sardegna arcaica e silenziosa, dove il passato non smette mai di reclamare sangue.

L’isola delle anime recensione: un noir che nasce dai cold case

Li chiamano cold case: inchieste senza soluzione, ferite mai rimarginate che restano a marcire negli archivi delle questure. A Cagliari, nella sezione Delitti insoluti, finiscono due ispettrici molto diverse tra loro: Mara Rais ed Eva Croce. Nessuna delle due immagina quanto quelle carte polverose siano in grado di divorare la mente e l’anima di chi prova a riportarle in vita.

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Pulixi costruisce la sua storia proprio partendo da qui: dall’ossessione che nasce quando la giustizia si inceppa, quando il tempo diventa un nemico e la verità un’illusione sempre più fragile. I cold case non sono solo un espediente narrativo, ma il vero veleno che contamina l’intero romanzo.

Mara Rais: rabbia e istinto

Mara Rais è una donna segnata da un’ingiustizia che non riesce a dimenticare. Il suo trasferimento punitivo pesa come una condanna e alimenta un carattere ruvido, istintivo, spesso impulsivo. È una poliziotta che reagisce di pancia, che si muove spinta dalla rabbia e da un senso di rivalsa mai sopito.

Eva Croce: silenzio e dolore

Eva Croce è l’opposto. Arriva in Sardegna con un biglietto di sola andata, lasciandosi alle spalle Milano e una tragedia personale che vuole solo dimenticare. È più riflessiva, più chiusa, segnata da un dolore che preferisce custodire nel silenzio. Il suo acume investigativo si scontra spesso con l’irruenza di Mara.

Separate da una diffidenza reciproca, le due “sbirre” formano una coppia esplosiva, in cui le differenze non sono un punto di forza immediato ma un ostacolo costante. Ed è proprio questo conflitto umano a rendere il romanzo credibile e teso.

Un’indagine sospesa tra passato e presente

Relegate in archivio, Mara ed Eva si muovono su un filo sottile che le tiene sospese tra un presente claustrofobico e crimini lontani nel tempo. L’indagine riguarda una serie di omicidi di giovani donne, avvenuti anni prima in alcuni antichi siti nuragici della Sardegna.

Luoghi carichi di storia e mistero, che Pulixi utilizza come scenografia naturale di un male che sembra antico quanto la terra stessa. Ma ciò che appare come una pista fredda, destinata a restare tale, si trasforma improvvisamente in qualcosa di vivo e pericoloso: il killer è tornato a colpire.

Riti antichi e religione selvaggia

Uno degli elementi più inquietanti del romanzo è il legame tra gli omicidi e i rituali di una remota e selvaggia religione. Pulixi non si limita a raccontare un’indagine poliziesca, ma spinge le protagoniste a confrontarsi con credenze arcaiche, simboli oscuri e una spiritualità primitiva che sfugge alla logica razionale.

Il noir, in questo modo, supera i propri confini tradizionali e si trasforma in una discesa nell’irrazionale, dove la spiegazione dei fatti non è mai rassicurante e la verità assume contorni ambigui.

La Sardegna come personaggio

In L’isola delle anime, la Sardegna non è un semplice sfondo, ma un vero e proprio personaggio. È un’isola che parla attraverso il silenzio, che osserva senza giudicare, che protegge e allo stesso tempo nasconde. Interrogando questo silenzio inscalfibile, Pulixi racconta una terra aspra, primitiva, in cui il passato continua a vivere sotto la pelle del presente.

La sensazione costante è quella di un mondo irredimibile, in cui la ricerca della verità non porta redenzione, ma colpa.

Una riflessione sulla verità e sull’ossessione

Uno degli aspetti più potenti del romanzo è la riflessione sulla debolezza della ragione inquirente. In un contesto così oscuro, anche il desiderio di giustizia diventa un’ossessione pericolosa. Mara ed Eva non devono solo affrontare un assassino, ma anche i propri demoni interiori.

Il duello che Pulixi mette in scena è quindi doppio: da un lato la caccia al killer, dall’altro la lotta personale delle protagoniste contro il dolore, la rabbia e il senso di colpa.

La nostra opinione

L’isola delle anime recensione non è solo quella di un noir ben costruito, ma di un romanzo che scava in profondità nell’animo umano. Piergiorgio Pulixi spinge il genere oltre se stesso, trasformando l’indagine in un percorso morale e psicologico, dove non esistono risposte semplici.

“Non temere i morti, temi i vivi” non è solo una frase a effetto, ma la chiave di lettura dell’intera opera: il vero orrore non è ciò che appartiene al passato, ma ciò che continua a vivere dentro le persone. Un libro cupo, intenso, capace di lasciare il segno ben oltre l’ultima pagina.

Il nostro voto

Sara Bianchi

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